Le tre voci da conoscere, e nessuna è complicata
Chi affitta un box si trova davanti a tre cose diverse, che spesso vengono confuse fra loro: la tassazione del reddito che incassi, l’imposta sul contratto quando lo registri, e l’IMU sull’immobile.
Sono indipendenti: una può riguardarti e le altre no. Vale la pena tenerle separate, perché è mescolandole che nascono gli errori.
- Il reddito da locazione va dichiarato
- Il contratto, se dura oltre trenta giorni, va registrato e la registrazione ha un costo
- L’IMU dipende da come il box è accatastato rispetto alla tua abitazione
Il reddito: come si dichiara
Il canone che incassi è reddito fondiario e va indicato nella dichiarazione dei redditi, nel quadro dedicato ai fabbricati. Si somma agli altri redditi e concorre a formare l’imponibile IRPEF.
Esiste anche la possibilità della cedolare secca, che sostituisce l’IRPEF con un’aliquota fissa, ma la sua applicabilità dipende dalla situazione specifica e in particolare da come il box si collega all’immobile principale. È esattamente il punto su cui vale la pena una domanda al commercialista, invece di decidere da soli.
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L’imposta di registro: il 2% con un minimo
Solo se il contratto dura più di trenta giorni complessivi nell’anno con la stessa persona va registrato all’Agenzia delle Entrate: sotto la soglia, niente registrazione e niente imposta. L’imposta di registro sui contratti di locazione di immobili non abitativi è pari al 2% del canone annuo, con un importo minimo di 67 euro.
Tradotto: su un box da 100 euro al mese, cioè 1.200 euro l’anno, il 2% farebbe 24 euro, quindi si applica il minimo di 67 euro. La spesa è tipicamente divisa a metà fra proprietario e conduttore, salvo diverso accordo.
| Canone annuo | 2% teorico | Imposta effettiva |
|---|---|---|
| 1.200 € (100 €/mese) | 24 € | 67 € (minimo) |
| 1.800 € (150 €/mese) | 36 € | 67 € (minimo) |
| 3.600 € (300 €/mese) | 72 € | 72 € |
Sotto i trenta giorni non si registra
I contratti di locazione che non superano i trenta giorni complessivi nell’anno con lo stesso conduttore non sono soggetti a registrazione. È il motivo per cui l’affitto a ore o a giornate segue una strada diversa da quella del canone mensile.
Il reddito resta comunque da dichiarare: non registrare il contratto non significa che l’incasso sia invisibile.
L’IMU: dipende dal catasto
Se il box è pertinenza dell’abitazione principale — cioè accatastato come tale e nel limite di una pertinenza per categoria — segue il trattamento dell’abitazione principale, che è esente da IMU.
Se invece è un immobile a sé, o è la seconda pertinenza dello stesso tipo, l’IMU si paga con l’aliquota deliberata dal Comune: a Torino il 10,60 per mille. Un’avvertenza però va fatta, perché tocca proprio chi affitta: il vincolo di pertinenza non è un’etichetta catastale ma si regge sulla destinazione effettiva del box al servizio dell’abitazione, e affittarlo a un terzo può quindi far venire meno l’esenzione. Se il tuo box è oggi l’unica pertinenza esente, il conto va rifatto prima di firmare: c’è la pagina dedicata all’IMU sul box a Torino.
Cosa cambia con gli affitti brevi e a ore
Affittare un box a ore o per pochi giorni non è la stessa cosa che affittarlo con un contratto annuale, e la differenza principale riguarda la registrazione: sotto i trenta giorni complessivi nell’anno il contratto non si registra.
Questo semplifica molto la formula a ore o a giornate, che è quella di chi mette il posto a disposizione quando è vuoto invece di darlo a un inquilino fisso. Resta invece l’obbligo di dichiarare il reddito percepito, che non dipende dalla durata.
C’è poi un elemento che riguarda le piattaforme e che vale la pena conoscere: per chi affitta un posto auto non c’è una soglia minima: i dati delle prenotazioni pagate vengono trasmessi all’Agenzia delle Entrate per obbligo di legge (la direttiva europea DAC7). La soglia di 30 operazioni e 2.000 euro che si legge in giro vale solo per chi vende beni. Non è una scelta commerciale della piattaforma, vale per tutte in Europa.
Sapere che i ricavi sono tracciati cambia il modo in cui se ne parla al commercialista. Su come dichiararli la risposta dipende dal caso e la deve dare chi tiene la contabilità.
Il consiglio pratico
Tieni traccia degli incassi mese per mese, conserva la registrazione del contratto se l’hai fatta, e porta al commercialista un foglio con tre numeri: quanto hai incassato nell’anno, quanto hai pagato di spese condominiali sul box, e come è accatastato.
Con quelle tre informazioni la pratica si chiude in dieci minuti. Senza, si trasforma in una ricostruzione.
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Domande frequenti
Quanto si paga di tasse sull’affitto di un box auto?
Il canone è reddito fondiario e concorre all’IRPEF sommandosi agli altri redditi. Sul contratto, solo se dura oltre trenta giorni nell’anno con la stessa persona, si paga l’imposta di registro del 2% del canone annuo, con un minimo di 67 euro.
Devo registrare il contratto di affitto del box?
Sì se supera i trenta giorni complessivi nell’anno con lo stesso conduttore. Sotto quella soglia la registrazione non è dovuta, ma il reddito va comunque dichiarato.
Si paga l’IMU su un box affittato?
Dipende dall’accatastamento, non dall’affitto. Se è pertinenza dell’abitazione principale nel limite previsto è esente; se è un immobile autonomo o una seconda pertinenza dello stesso tipo, l’IMU si paga.
Si può usare la cedolare secca per un box?
Dipende da come è scritto il contratto, e la regola è precisa: se il box è locato insieme all’abitazione con un contratto unico il regime può estendersi alla pertinenza, mentre se è locato da solo con un contratto separato si applica l’IRPEF ordinaria. Se i due immobili sono nello stesso comune il contratto unico si può fare anche quando sono stati acquistati in momenti diversi.
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Fonti: Agenzia delle Entrate — atti e contratti di locazione · Agenzia delle Entrate — FAQ Gestori di Piattaforme (DAC7)
Giulia Grussu & Stefano Puggioni — fondatori di KIVO
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