Documenti e calcolatrice sul tavolo per il calcolo delle tasse sull’affitto di un box auto

Tasse sull’affitto di un box auto: cosa si paga davvero

Reddito da dichiarare, imposta di registro sul contratto e IMU: le tre voci che riguardano chi affitta un posto auto, spiegate in modo comprensibile.

Aggiornato il 6 settembre 2026 · di Giulia Grussu e Stefano Puggioni, fondatori di KIVO · 4 min di lettura

Le tre voci da conoscere, e nessuna è complicata

Chi affitta un box si trova davanti a tre cose diverse, che spesso vengono confuse fra loro: la tassazione del reddito che incassi, l’imposta sul contratto quando lo registri, e l’IMU sull’immobile.

Sono indipendenti: una può riguardarti e le altre no. Vale la pena tenerle separate, perché è mescolandole che nascono gli errori.

  • Il reddito da locazione va dichiarato
  • Il contratto, se dura oltre trenta giorni, va registrato e la registrazione ha un costo
  • L’IMU dipende da come il box è accatastato rispetto alla tua abitazione

Il reddito: come si dichiara

Il canone che incassi è reddito fondiario e va indicato nella dichiarazione dei redditi, nel quadro dedicato ai fabbricati. Si somma agli altri redditi e concorre a formare l’imponibile IRPEF.

Esiste anche la possibilità della cedolare secca, che sostituisce l’IRPEF con un’aliquota fissa, ma la sua applicabilità dipende dalla situazione specifica e in particolare da come il box si collega all’immobile principale. È esattamente il punto su cui vale la pena una domanda al commercialista, invece di decidere da soli.

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L’imposta di registro: il 2% con un minimo

Se il contratto dura più di trenta giorni complessivi nell’anno va registrato all’Agenzia delle Entrate. L’imposta di registro sui contratti di locazione di immobili non abitativi è pari al 2% del canone annuo, con un importo minimo di 67 euro.

Tradotto: su un box da 100 euro al mese, cioè 1.200 euro l’anno, il 2% farebbe 24 euro, quindi si applica il minimo di 67 euro. La spesa è tipicamente divisa a metà fra proprietario e conduttore, salvo diverso accordo.

Canone annuo2% teoricoImposta effettiva
1.200 € (100 €/mese)24 €67 € (minimo)
1.800 € (150 €/mese)36 €67 € (minimo)
3.600 € (300 €/mese)72 €72 €

Sotto i trenta giorni non si registra

I contratti di locazione che non superano i trenta giorni complessivi nell’anno con lo stesso conduttore non sono soggetti a registrazione. È il motivo per cui l’affitto a ore o a giornate segue una strada diversa da quella del canone mensile.

Il reddito resta comunque da dichiarare: non registrare il contratto non significa che l’incasso sia invisibile.

L’IMU: dipende dal catasto

Se il box è pertinenza dell’abitazione principale — cioè accatastato come tale e nel limite di una pertinenza per categoria — segue il trattamento dell’abitazione principale, che è esente da IMU.

Se invece è un immobile a sé, o è la seconda pertinenza dello stesso tipo, l’IMU si paga con l’aliquota deliberata dal Comune: a Torino il 10,60 per mille. Un’avvertenza però va fatta, perché tocca proprio chi affitta: il vincolo di pertinenza non è un’etichetta catastale ma si regge sulla destinazione effettiva del box al servizio dell’abitazione, e affittarlo a un terzo può quindi far venire meno l’esenzione. Se il tuo box è oggi l’unica pertinenza esente, il conto va rifatto prima di firmare: c’è la pagina dedicata all’IMU sul box a Torino.

Cosa cambia con gli affitti brevi e a ore

Affittare un box a ore o per pochi giorni non è la stessa cosa che affittarlo con un contratto annuale, e la differenza principale riguarda la registrazione: sotto i trenta giorni complessivi nell’anno il contratto non si registra.

Questo semplifica molto la formula a ore o a giornate, che è quella di chi mette il posto a disposizione quando è vuoto invece di darlo a un inquilino fisso. Resta invece l’obbligo di dichiarare il reddito percepito, che non dipende dalla durata.

C’è poi un elemento che riguarda le piattaforme e che vale la pena conoscere: oltre 2.000 euro di ricavi annui o 30 transazioni, i dati vengono trasmessi all’Agenzia delle Entrate per obbligo di legge. Non è una scelta commerciale della piattaforma, vale per tutte in Europa.

Sapere che i ricavi sono tracciati cambia il modo in cui se ne parla al commercialista, e sotto quelle soglie la trasmissione non avviene. Su come dichiararli la risposta dipende dal caso e la deve dare chi tiene la contabilità.

Il consiglio pratico

Tieni traccia degli incassi mese per mese, conserva la registrazione del contratto se l’hai fatta, e porta al commercialista un foglio con tre numeri: quanto hai incassato nell’anno, quanto hai pagato di spese condominiali sul box, e come è accatastato.

Con quelle tre informazioni la pratica si chiude in dieci minuti. Senza, si trasforma in una ricostruzione.

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Domande frequenti

Quanto si paga di tasse sull’affitto di un box auto?

Il canone è reddito fondiario e concorre all’IRPEF sommandosi agli altri redditi. Sul contratto, se dura oltre trenta giorni, si paga l’imposta di registro del 2% del canone annuo, con un minimo di 67 euro.

Devo registrare il contratto di affitto del box?

Sì se supera i trenta giorni complessivi nell’anno con lo stesso conduttore. Sotto quella soglia la registrazione non è dovuta, ma il reddito va comunque dichiarato.

Si paga l’IMU su un box affittato?

Dipende dall’accatastamento, non dall’affitto. Se è pertinenza dell’abitazione principale nel limite previsto è esente; se è un immobile autonomo o una seconda pertinenza dello stesso tipo, l’IMU si paga.

Si può usare la cedolare secca per un box?

Dipende da come è scritto il contratto, e la regola è precisa: se il box è locato insieme all’abitazione con un contratto unico il regime può estendersi alla pertinenza, mentre se è locato da solo con un contratto separato si applica l’IRPEF ordinaria. Se i due immobili sono nello stesso comune il contratto unico si può fare anche quando sono stati acquistati in momenti diversi.

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Le guide dei quartieri citati

Fonti: Agenzia delle Entrate — atti e contratti di locazione

Giulia Grussu & Stefano Puggioni — fondatori di KIVO

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