Uno smartphone con un annuncio di posto auto in affitto accanto alle chiavi di un box

App per affittare il posto auto: cosa fanno e cosa non fanno

La domanda giusta non è quale sia la migliore, ma se ti serva. Perché in tre situazioni molto comuni una piattaforma non aggiunge niente a quello che puoi fare da solo.

Aggiornato il 27 agosto 2026 · di Giulia Grussu e Stefano Puggioni, fondatori di KIVO · 4 min di lettura

Cosa fa una piattaforma, in concreto

Tolta la parte promozionale, quello che una piattaforma fa è quattro cose, e vale la pena elencarle per poterle valutare.

Ti trova qualcuno. È il pezzo grosso: porta persone che stanno già cercando un posto in quella zona, in quel momento. Fare la stessa cosa da soli vuol dire un annuncio su un portale generalista e aspettare.

Incassa al posto tuo. Il denaro passa da un circuito di pagamento, non di mano in mano, e questo toglie la parte peggiore del rapporto: chiedere i soldi.

Tiene traccia di chi entra. Nome, targa, orari. In caso di problema esiste un registro, e non la memoria di due persone.

Gestisce le cancellazioni e i rimborsi secondo regole scritte prima, invece che discusse dopo.

Cosa non fa, ed è giusto saperlo

Qui sta la parte che nessuno scrive nelle pagine di presentazione, ed è quella che evita le delusioni.

Non ti dà il permesso di affittare. Se il posto è assegnato in uso da un condominio e non è di tua proprietà, nessuna app sistema la cosa: serve l’assemblea. La piattaforma dà per scontato che tu abbia il diritto.

Non ti fa la manutenzione. Un cancello che si inceppa, una serranda dura, una lampadina bruciata restano tuoi. E sono le prime cause di recensione negativa.

Non ti solleva dal fisco. Il canone incassato è reddito e va dichiarato, con o senza app.

Non riempie un posto che nessuno vuole. Se sei in una zona dove si parcheggia gratis in strada, la domanda non c’è, e la vetrina migliore del mondo non la crea.

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Quanto costa, e come si legge la commissione

Tutte trattengono una percentuale, e il numero da solo non dice niente: conta su cosa si applica e cosa comprende.

Le domande da fare, in ordine: la commissione è sul lordo o sul netto? Comprende le spese di incasso, che altrimenti si pagano a parte? Il bonifico verso di te è gratuito o ha un costo per operazione? E c’è un minimo di prelievo, cioè una soglia sotto la quale i soldi restano fermi?

Quest’ultima è quella che sorprende: su importi piccoli il costo fisso di un bonifico può mangiarsi una parte sensibile dell’incasso, e per questo diverse piattaforme accumulano fino a una soglia invece di pagare ogni settimana.

I tre casi in cui non ti serve

Detto da chi una piattaforma la gestisce, perché è più utile di un elenco di pregi.

Se hai già l’inquilino. Il vicino di pianerottolo che ti chiede il box per un anno non ha bisogno di intermediari: serve un contratto scritto e la registrazione, se supera i trenta giorni complessivi nell’anno.

Se il posto è in una zona senza domanda. Dove si parcheggia gratis in strada — e a Torino sono quartieri interi — un posto a pagamento compete con lo zero. Prima di pubblicare, guarda cosa c’è davanti a casa tua.

Se vuoi affittare al mese e basta. Un canone fisso, una persona sola, nessuna gestione: è un contratto di locazione, e il valore aggiunto di una piattaforma lì è minimo. Le app rendono soprattutto sulle ore, dove il lavoro di trovare venti persone diverse non lo faresti mai a mano.

Come si sceglie, se decidi di usarne una

Quattro criteri, e nessuno è il prezzo.

Quanta domanda ha nella tua zona. Una piattaforma con molti utenti a Milano e nessuno nel tuo quartiere vale meno di una piccola che lavora dove sei tu. Si verifica in un minuto: cerca un posto come farebbe un cliente e guarda quanti ne compaiono.

Come gestisce l’accesso. Consegna delle chiavi, codice, telecomando, apertura da app: è la parte che decide se dovrai essere presente ogni volta.

Cosa succede se qualcuno non se ne va. È il caso raro e il più fastidioso: chiedi come viene gestito prima di iscriverti.

Se puoi bloccare le fasce che ti servono. Un posto usato da te la sera e affittato di giorno è lo scenario più comune, e non tutte lo permettono con la stessa facilità.

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Domande frequenti

Cosa fa davvero una piattaforma per affittare il posto auto?

Quattro cose: porta persone che cercano un posto in quella zona, incassa al posto tuo, tiene traccia di chi entra con nome e targa, e gestisce cancellazioni e rimborsi con regole scritte prima.

Mi solleva dagli adempimenti fiscali?

No. Il canone incassato resta reddito e va dichiarato, con o senza app. E se il contratto supera i trenta giorni complessivi nell’anno va registrato.

Come si legge la commissione?

Chiedendo se si applica sul lordo o sul netto, se comprende le spese di incasso, se il bonifico verso di te costa, e se c’è una soglia minima di prelievo sotto la quale i soldi restano fermi.

Quando non conviene usarne una?

Se hai già l’inquilino, se il posto è in una zona dove si parcheggia gratis in strada, e se vuoi affittare al mese a una persona sola: lì serve un contratto, non una piattaforma.

Come scelgo fra due piattaforme?

Guarda quanta domanda hanno nella tua zona cercando un posto come farebbe un cliente, come gestiscono l’accesso, cosa succede se qualcuno non se ne va, e se puoi bloccare le fasce che usi tu.

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Le guide dei quartieri citati

Fonti: La Legge per Tutti — Contratto di affitto del box

Giulia Grussu & Stefano Puggioni — fondatori di KIVO

Abbiamo costruito KIVO a Torino, dove viviamo e dove parcheggiamo ogni giorno. Per farlo abbiamo mappato oltre 11.000 stalli fra strisce blu, bianche e zone di sosta della città: queste guide nascono da quei dati e dagli stessi giri a vuoto che fai tu.

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