Carro attrezzi che solleva un’automobile in una via cittadina

Rimozione forzata dell’auto: quando è legittima e quando si può contestare

L’auto non c’è più e la prima cosa che si pensa è al furto. La seconda dovrebbe essere: c’erano davvero le condizioni per portarla via?

Aggiornato il 7 settembre 2026 · di Giulia Grussu e Stefano Puggioni, fondatori di KIVO · 4 min di lettura

La condizione doppia che quasi nessuno conosce

L’articolo 159 del Codice della Strada elenca i casi in cui si procede alla rimozione, e c’è una riga che vale più di tutte le altre.

Fra i casi previsti c’è quello in cui «la sosta sia vietata e costituisca pericolo o grave intralcio alla circolazione». La congiunzione è una «e», non una «o»: il divieto da solo non basta, serve anche il pericolo o l’intralcio grave.

È la ragione per cui non tutte le rimozioni sono automatiche e non tutte sono legittime. Un’auto in divieto in una via larga e deserta viola l’articolo 158 e va sanzionata, ma non integra da sola il presupposto della rimozione.

Gli altri casi previsti

Oltre a quello, la norma prevede la rimozione in tre situazioni ulteriori.

  • Le strade dove un’ordinanza vieta la sosta proprio perché costituisce grave intralcio o pericolo per la circolazione. Qui la valutazione l’ha fatta a monte l’ente con l’ordinanza, e non va rifatta caso per caso.
  • Le violazioni degli articoli 157 e 158 nelle ipotesi espressamente richiamate dalla norma, che sono quelle più gravi dei due articoli.
  • Le disposizioni per la manutenzione o la pulizia delle strade. È il caso dei divieti temporanei per il lavaggio o per i lavori: lì la rimozione è prevista in quanto tale, perché il veicolo impedisce materialmente l’attività.

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Chi paga, e perché non c’è una cifra nel Codice

Una cosa che sorprende leggendo l’articolo 159: non contiene importi. Non dice quanto costa la rimozione né quanto la custodia.

Il motivo è che il servizio di rimozione viene concesso dall’ente proprietario della strada a operatori, e le tariffe stanno in quella concessione o nel tariffario locale. Per questo il conto cambia da città a città, e per questo non esiste un numero nazionale da citare.

La voce che cresce e che coglie di sorpresa è la custodia, perché matura per ogni giorno in cui l’auto resta al deposito. Chi scopre la rimozione dopo il fine settimana paga tre giorni di custodia oltre alla rimozione e alla sanzione.

Le tre voci sono distinte e vanno lette separatamente: la sanzione per la violazione, il costo dell’intervento, il costo della custodia.

Quando la rimozione si può contestare

Il punto di attacco non è quasi mai la rimozione in sé: è la sanzione che l’ha causata. Se cade quella, cade il presupposto.

Le prove che contano sono di un tipo solo, e vanno raccolte prima di spostare l’auto dal deposito: fotografie che mostrino la posizione del veicolo, la larghezza della via che restava libera, la presenza o l’assenza del cartello, e la sua leggibilità.

Sul presupposto specifico dell’articolo 159 la domanda da porre è precisa: quel veicolo, in quel punto, costituiva pericolo o grave intralcio? Su una via a doppia carreggiata con l’auto accostata al margine è una domanda a cui l’amministrazione deve rispondere, non una formalità.

I termini sono quelli ordinari e corrono dalla contestazione o dalla notifica: sessanta giorni per il ricorso al Prefetto, trenta per il Giudice di Pace.

La cosa da fare per prima, che non è telefonare ai carabinieri

Se l’auto non c’è, prima di denunciare il furto conviene verificare la rimozione: è la spiegazione più probabile quando il veicolo era in divieto, e la denuncia di furto su un’auto rimossa crea solo lavoro a tutti.

Si chiama la polizia municipale del comune in cui era parcheggiata, indicando targa, luogo e orario: chi ha disposto la rimozione ne ha traccia. Ne abbiamo scritto passo per passo per Torino.

E la parte scomoda: la rimozione costa più di qualunque tariffa di sosta, di qualunque struttura e di qualunque box privato. Una sola rimozione paga mesi di posto prenotato.

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Domande frequenti

Quando si può rimuovere un’auto in divieto di sosta?

Non basta il divieto. L’articolo 159 del Codice della Strada richiede che la sosta sia vietata e costituisca pericolo o grave intralcio alla circolazione, oltre ai casi di ordinanza specifica e a quelli legati alla manutenzione o pulizia delle strade. La congiunzione è una «e», e su questo si gioca la legittimità di molte rimozioni.

Quanto costa la rimozione forzata?

L’articolo 159 non contiene importi, perché il servizio viene concesso dall’ente proprietario della strada e le tariffe stanno nella concessione o nel tariffario locale. Le voci sono tre e distinte: la sanzione per la violazione, il costo dell’intervento e la custodia, che matura per ogni giorno in cui l’auto resta al deposito.

Si può contestare una rimozione?

Sì, e il punto di attacco è quasi sempre la sanzione che l’ha causata: se cade quella, cade il presupposto. Servono fotografie raccolte prima di spostare l’auto dal deposito, che mostrino la posizione del veicolo, lo spazio che restava libero, la presenza e la leggibilità del cartello. I termini sono sessanta giorni per il Prefetto e trenta per il Giudice di Pace.

L’auto non c’è più: devo denunciare il furto?

Prima conviene verificare la rimozione, che è la spiegazione più probabile quando il veicolo era in divieto. Si chiama la polizia municipale del comune indicando targa, luogo e orario: chi ha disposto la rimozione ne ha traccia. Una denuncia di furto su un’auto rimossa crea solo lavoro inutile.

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Le guide dei quartieri citati

Fonti: Art. 159 Codice della Strada — Rimozione e blocco dei veicoli · Art. 158 Codice della Strada — Divieto di fermata e di sosta

Giulia Grussu & Stefano Puggioni — fondatori di KIVO

Abbiamo costruito KIVO a Torino, dove viviamo e dove parcheggiamo ogni giorno. Per farlo abbiamo mappato oltre 11.000 stalli fra strisce blu, bianche e zone di sosta della città: queste guide nascono da quei dati e dagli stessi giri a vuoto che fai tu.

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