La regola, con il numero dentro
Il caso è questo: lasci l’auto in una via dove non c’è nessun divieto, e quando torni trovi un cartello di divieto temporaneo — per lavori, un trasloco, la pulizia strade — e sotto il tergicristallo un verbale.
Il divieto di sosta temporaneo va comunicato con segnaletica adeguata almeno 48 ore prima dell’entrata in vigore. È il termine che rende il divieto opponibile.
Per chi aveva parcheggiato prima che il cartello venisse messo, la conseguenza è precisa: il divieto diventa efficace solo dopo 48 ore dall’apposizione. Una multa fatta prima dello scadere di quel termine è illegittima.
Non è una tolleranza di cortesia: è la ragione per cui il termine esiste. Un cartello messo mezz’ora fa non può obbligare chi è partito per il fine settimana.
Il limite che la Cassazione ha scritto chiaro
Qui però va detta la parte che rovina la festa a chi pensa di essere coperto per sempre. Passate le 48 ore, l’onere torna sul proprietario del veicolo, anche se la sosta era cominciata prima che il cartello comparisse.
La Cassazione, con la sentenza n. 5663 del 2015, ha affermato che è onere di ogni automobilista verificare di tanto in tanto che la sosta nell’area dove ha lasciato l’auto sia consentita anche nei giorni successivi.
Tradotto: due giorni di margine sì, una settimana no. Chi lascia l’auto in strada e sparisce per dieci giorni non può invocare il fatto che quando è partito non c’era nessun cartello.

Gli altri requisiti del cartello, che contano quanto le 48 ore
Il termine non è l’unica condizione. Perché il divieto temporaneo sia valido, la segnaletica deve essere fatta bene, e i difetti si contestano.
- Chiara e in posizione visibile. Un cartello nascosto o messo a ridosso del marciapiede, dove non lo vede chi guida, non assolve la funzione di avviso.
- Con l’orario di inizio e di fine. Non basta «divieto di sosta»: serve il quando, in modo preciso.
- Con l’indicazione della strada o dell’area interessata. Il perimetro del divieto deve essere leggibile, altrimenti non si sa dove vale.
- Con la data di apposizione leggibile. È l’elemento che permette di contare le 48 ore, e senza quello il conteggio non si può fare — né da parte tua né da parte di chi accerta.
Cosa fare se la multa è arrivata
La contestazione su questo tipo di verbale si gioca su una data, quindi si vince o si perde con le prove raccolte sul posto.
Fotografa il cartello per intero, in modo che si legga la data di apposizione e l’orario del divieto, e fotografa la posizione dell’auto rispetto al cartello. Se la data non c’è o non si legge, quella foto è il tuo argomento migliore.
Poi i termini di sempre: 60 giorni per il ricorso al Prefetto, 30 giorni per quello al Giudice di Pace. E se nel frattempo l’auto è stata rimossa, la sequenza corretta è recuperarla e poi ricorrere: la custodia si paga a giornata e non aspetta l’esito.
L’abitudine che chiude il problema
C’è una sola cosa che previene questo caso, e non è conoscere la norma: è alzare gli occhi al palo ogni volta che si lascia l’auto, anche in una via percorsa mille volte, e ripassare a controllare se l’auto resta ferma più di un paio di giorni.
I periodi in cui questo succede più spesso sono quelli dei cantieri e le vie con il mercato, dove i cartelli mobili compaiono e sparono senza lasciare traccia sull’asfalto.
Chi lascia l’auto in un cortile privato prenotato non ha questa categoria di rischio: dentro una proprietà privata non compaiono cartelli comunali e non passa il carro attrezzi.
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Domande frequenti
Se il cartello è stato messo dopo che avevo parcheggiato, la multa è valida?
Non nelle prime 48 ore. Il divieto di sosta temporaneo va comunicato con segnaletica almeno 48 ore prima dell’entrata in vigore, e per chi aveva già parcheggiato diventa efficace solo dopo quel termine: una sanzione fatta prima è illegittima.
Vale sempre, anche se lascio l’auto per una settimana?
No. Passate le 48 ore l’onere torna sul proprietario del veicolo, anche se la sosta era cominciata prima del cartello. La Cassazione, con la sentenza 5663 del 2015, ha affermato che ogni automobilista deve verificare di tanto in tanto che la sosta sia ancora consentita nei giorni successivi.
Quali difetti del cartello si possono contestare?
Deve essere chiaro e in posizione visibile, non a ridosso dei marciapiedi; deve indicare l’orario preciso di inizio e fine del divieto e la strada o l’area interessata; e deve riportare la data di apposizione in modo leggibile, perché senza quella le 48 ore non si possono contare.
Come si prova che il cartello non c’era?
Con le foto scattate sul posto: il cartello intero con la data di apposizione e l’orario leggibili, più la posizione dell’auto rispetto al cartello. Se la data manca o è illeggibile, quella foto è l’argomento migliore. I termini sono 60 giorni per il ricorso al Prefetto e 30 per il Giudice di Pace.
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Fonti: Art. 158 Codice della Strada — Divieto di fermata e di sosta · Cassazione civile, sentenza n. 5663/2015 — onere di verifica della sosta
Giulia Grussu & Stefano Puggioni — fondatori di KIVO
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