Una sera in macchina
La storia la racconta Giulia Grussu, co-fondatrice di KIVO, ed è finita anche nel dossier che TorinoToday ci ha dedicato il 19 ottobre 2026.
Una sera, in macchina, si gira cercando parcheggio come succede a chiunque a Torino. A bordo c’è un amico toscano. A un certo punto vede un posto libero, lo indica e grida: «Oh, io qui vò!».
Ci si ride sopra, si parcheggia, e la frase resta. Non era uno slogan: era la reazione esatta di chi, dopo dieci minuti di giri, trova finalmente dove fermarsi. È la sensazione che volevamo dare a chi apre l’app.
Da «qui vò» a KIVO
«Vo» è una forma antica di «vado», che i dizionari segnano come letteraria e regionale, e che il nostro amico usava senza pensarci. «Qui vò» vuol dire semplicemente: qui vado, è questo il mio posto.
Detto ad alta voce, «qui vò» suona come KIVO. Quattro lettere, si legge come si scrive, non si confonde con niente e dice la cosa che vuole chi guida: sapere dove andare a fermarsi, prima di arrivarci.
Ci piaceva anche per un motivo meno evidente. È un nome che nasce dal parlato, da una frase che si dice in macchina e non in ufficio: il posto da cui arrivano le persone che usano l’app.
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Perché con la K
La K non è un vezzo grafico. Sta per key, la chiave in inglese, ed è il pezzo del nome che racconta il lavoro vero.
A Torino il catasto conta oltre 228 mila box e posti auto nel solo comune. Il problema non è che manchino gli spazi: è che sono chiusi e invisibili. Stanno dietro una basculante, un cancello, un portone carraio, e chi cerca parcheggio non ha nessun modo di sapere che esistono, né di entrarci per due ore.
L’idea di KIVO è dare alle persone la chiave di quei garage: renderli visibili su una mappa, prenotabili per il tempo che serve e accessibili senza che il proprietario debba essere lì ad aprire.
La chiave, in pratica
Detta così sembra una metafora. In pratica è la parte più concreta dell’app, ed è quella su cui abbiamo messo più attenzione.
Chi pubblica un posto deve scrivere come si entra: il codice del cancello, la cassetta portachiavi a combinazione, il telecomando lasciato in un punto concordato, o la consegna a mano. Senza le istruzioni di accesso l’annuncio non si salva.
Chi prenota riceve l’indirizzo esatto e le istruzioni quando la prenotazione è confermata, e smette di vederli dopo la fine della sosta. La chiave arriva alla persona giusta, al momento giusto, e poi torna a posto. Il resto, foto, misure e prezzo, serve a scegliere; l’accesso è quello che fa funzionare tutto.
Partiti da Santa Rita
Il nome è nato in macchina, ma la prima mappa l’abbiamo disegnata in un quartiere preciso: Santa Rita. È lì che abbiamo cercato i primi proprietari, uno alla volta.
Fra i primi c’è stato un hotel della zona con dieci posti auto. È l’esempio perfetto di quello che intendiamo per garage invisibile: un parcheggio che esiste, che di giorno non è pieno, e che chi passa in strada non vede.
Da Santa Rita la mappa si è allargata al resto di Torino. Il criterio è rimasto lo stesso: posti privati, che ci sono già, resi prenotabili.
Come si scrive e come si dice
Si scrive KIVO, tutto maiuscolo, e si legge come «qui vò». Non è una sigla e non sta per altro: è la frase dell’amico toscano, con la K al posto della Q.
Su KIVO si prenotano solo posti privati: box, garage, posti in cortile e in autorimessa. Le strisce blu compaiono sulla mappa come informazione, mai come posti da prenotare. Il nome promette un posto dove andare, e il posto è sempre di qualcuno che ha deciso di aprirlo.
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Domande frequenti
Perché si chiama KIVO?
Dalla frase di un amico toscano che, una sera in macchina, vede un posto libero e grida «Oh, io qui vò!», cioè qui vado. Detto ad alta voce, «qui vò» suona come KIVO.
Cosa vuol dire la K di KIVO?
Sta per key, la chiave in inglese: l’idea è dare alle persone la chiave dei garage privati che oggi sono chiusi e invisibili, rendendoli prenotabili e accessibili senza che il proprietario debba essere presente.
Chi ha raccontato la storia del nome?
Giulia Grussu, co-fondatrice di KIVO. La storia è riportata anche nel dossier pubblicato da TorinoToday il 19 ottobre 2026.
Come si pronuncia KIVO?
Come «qui vò»: la K prende il posto della Q, e il nome si legge esattamente come si scrive.
Da quale quartiere è partita KIVO?
Da Santa Rita, a Torino. Fra i primi proprietari che hanno pubblicato c’è un hotel della zona con dieci posti auto.
Continua a leggere
KIVO su TorinoToday: il dossier sui garage privati, riassunto da noi →Chi c’è dietro KIVO: due persone, una città, un obiettivo →Cos’è KIVO e come funziona: la guida completa →Perché KIVO per ora è solo a Torino (e cosa serve per aprire altrove) →Perché su KIVO l’indirizzo esatto compare solo a prenotazione confermata →Descrivere l’accesso al box: la parte che fa annullare le prenotazioni →Consegnare le chiavi del box senza consegnarle: le alternative →Quanti box e posti auto ci sono a Torino, secondo il catasto →Le guide dei quartieri citati
Fonti: TorinoToday — Parcheggiare in centro a Torino (ma non solo) nei garage privati inutilizzati, 19 ottobre 2026 · Wiktionary — vo (italiano): prima persona di andare, letterario e regionale · Agenzia delle Entrate — Statistiche catastali 2025, Catasto fabbricati (pdf) · KIVO su App Store
Giulia Grussu & Stefano Puggioni — fondatori di KIVO
Abbiamo costruito KIVO a Torino, dove viviamo e dove parcheggiamo ogni giorno. Per farlo abbiamo mappato oltre 11.000 stalli fra strisce blu, bianche e zone di sosta della città: queste guide nascono da quei dati e dagli stessi giri a vuoto che fai tu.
Scrivici: info@kivo-app.it · Cos’è KIVO
Tariffe e regole possono cambiare: fanno fede segnaletica, ordinanze del Comune di Torino e pagine ufficiali GTT. · ↑ Torna su