Interno polveroso di un box auto con vecchi oggetti accatastati

Il box è chiuso dal 2019: il piano di un pomeriggio

La barriera non è mai fiscale né legale. È che dentro c’è roba, la molla è stanca e non sai da che parte prenderlo. Ecco l’ordine giusto.

Aggiornato il 12 agosto 2026 · di Giulia & Stefano, fondatori di KIVO · 6 min di lettura

La vera barriera non è quella che pensi

Le pagine che parlano di affittare un box partono tutte dal contratto, dalle tasse, dal prezzo. Ma chi ha un box chiuso da anni non si è fermato lì: si è fermato molto prima.

Si è fermato perché dentro c'è la bicicletta con la ruota a terra, tre scatoloni che nessuno ha più aperto, un mobile della cucina vecchia e due pneumatici. Perché la basculante si alza a fatica e stride. Perché la lampadina è fulminata da chissà quando e dentro non si vede niente.

Nessuno rimanda per la burocrazia: si rimanda perché il primo passo è fisico e sembra lungo. Non lo è: sono quattro ore, e non serve nemmeno farle tutte lo stesso giorno.

Ora 1: aprire e guardare

Vai col telefono carico e una torcia. Non portare i guanti da lavoro: oggi non si butta niente, si guarda.

Fotografa tutto com'è, anche il disordine. Serve dopo per ricordarti da dove sei partito, e serve subito per mandare le foto a chi deve venire a riprendersi la sua roba.

Controlla quattro cose e scrivile su un foglio: se la porta si alza bene o male, se c'è una presa di corrente e se funziona, se c'è una lampadina e se si accende, e se ci sono macchie di umidità sulle pareti o sul soffitto.

Guarda in alto. L'ostacolo più basso di tutto il percorso decide chi potrà affittare il tuo box: la trave, il tubo, il cassonetto della porta aperta. È la misura che conta più di tutte e che quasi nessuno prende.

La mascotte di KIVO ti saluta

Smetti di girare a vuoto 🅿️

Con KIVO vedi sulla mappa i posti privati prenotabili vicino a te e dove si stanno liberando posti in strada. Gratis.

Scarica KIVO su App StoreScarica KIVO su Google Play

Ora 2: svuotare, con la regola dei tre mucchi

È la parte che spaventa e che in realtà si fa in un'ora se non ci si mette a rivedere le fotografie del 2003.

Mucchio uno: quello che serve davvero. Quasi sempre è più piccolo di quanto sembri. Se non lo hai cercato in tre anni, non ti serviva.

Mucchio due: quello che si butta. A Torino i rifiuti ingombranti si conferiscono nei centri di raccolta comunali oppure si prenota il ritiro a domicilio: è un servizio del Comune e va prenotato, non lasciato in strada.

Mucchio tre: quello che non è tuo. La roba del fratello, del figlio che si è trasferito, del vecchio inquilino. Le foto fatte nell'ora 1 servono per il messaggio: «ho trovato questo, lo tengo fino al 30, poi lo porto in discarica». Con una data, funziona; senza, resta lì altri cinque anni.

Se dopo lo svuotamento vuoi comunque lasciare qualcosa, va dichiarato nell'annuncio con lo spazio che occupa: «scaffale sulla parete di fondo, 40 cm». Chi risponde ha già accettato.

Ora 3: le tre riparazioni che contano

Non serve rimettere a nuovo niente. Servono tre cose, e due costano meno di trenta euro.

  • La luce. Una plafoniera LED costa fra i quindici e i trenta euro e si monta in mezz'ora. Se non c'è un punto luce, quelle a batteria col sensore di movimento costano una sessantina e non richiedono un elettricista. Serve a chi visita, ma serve soprattutto alle foto: senza luce l'annuncio mostra un rettangolo nero.
  • La porta. Se si alza a fatica, chiama per una regolazione, non per una motorizzazione: molle da registrare, guide da ingrassare, cuscinetti da sostituire costano 80-150 euro e restituiscono una porta che si apre con due dita. La motorizzazione da 600 euro, per il solo affitto, non si ripaga.
  • L'aerazione. Guarda le griglie in alto e in basso: nella metà dei box chiusi da anni sono ostruite da uno scaffale o tappate con del cartone. Liberarle costa zero ed è il rimedio principale contro la condensa.

Ora 4: le foto, le misure, il prezzo

Adesso il box è vuoto, illuminato e la porta si apre. Questa è la mezz'ora che vale tutte le altre.

Tre foto: una dalla soglia che prenda tutta la profondità, una dall'interno verso l'uscita, una della manovra d'ingresso vista dal cortile. Luce accesa, porta aperta.

Quattro misure, prese nel punto peggiore: altezza sotto l'ostacolo più basso, larghezza utile fra i due ostacoli più vicini, lunghezza, e altezza al passaggio del cancello se c'è un cortile.

Il prezzo: si guarda la forbice della zona e ci si mette al centro. Non in alto: un box sopra prezzo non riceve richieste da negoziare, viene saltato senza che nessuno ti scriva.

Cosa NON fare in questo pomeriggio

Tre tentazioni che allungano il progetto di mesi e non aggiungono un euro al canone.

  • Non ridipingere. Un box è un box: le pareti grezze non spaventano nessuno. L'unico caso in cui la vernice è rilevante è quando c'è umidità visibile, e allora il problema non è la vernice.
  • Non rifare il pavimento. Nessuno paga di più per un pavimento bello; paga di meno per uno polveroso, e per quello basta una scopa.
  • Non aspettare l'intervento condominiale. Se c'è un'infiltrazione dal soffitto la spesa è quasi sempre del condominio, e fra assemblea, preventivi e delibera possono passare anni. Si pubblica lo stesso, dichiarando il difetto e con un canone leggermente più basso.

La settimana dopo

L'annuncio è online. Nei primi giorni guarda una cosa sola: il rapporto fra visite e richieste. Se l'annuncio viene visto e nessuno scrive, il prezzo è alto. Se non viene nemmeno visto, il problema è il titolo o la prima foto. In entrambi i casi si corregge, non si chiude.

E metti in conto che il primo anno rende meno di dodici mensilità: fa nove o dieci, perché c'è il tempo di trovare il primo inquilino e ci sono i mesi morti. È la norma, non un fallimento.

Su KIVO pubblicare è gratis e l'annuncio si modifica quando vuoi. Il pomeriggio che hai passato in cortile è la parte più lunga di tutto il percorso, e non la rifarai mai più.

Trova parcheggio a Torino in 30 secondi

Posti privati prenotabili, segnalazioni della community in tempo reale, pagamento protetto in app. Oppure apri KIVO nel browser →

Scarica KIVO su App StoreScarica KIVO su Google Play
La mascotte di KIVO
💰 Hai un box o un posto auto a Torino?
Se resta vuoto, puoi affittarlo su KIVO e trasformarlo in una rendita: pubblichi gratis, decidi tu prezzi e orari, incassi sul conto. Scopri quanto può rendere →

Domande frequenti

Da dove comincio se il box è chiuso da anni?

Dal fisico, non dalla burocrazia: apri e fotografa tutto com'è, controlla porta, luce, presa e umidità, guarda qual è l'ostacolo più basso del percorso. Poi svuota, sistema luce e porta, e fai foto e misure. In tutto quattro ore, non necessariamente lo stesso giorno.

Come mi libero della roba che c'è dentro?

Dividila in tre mucchi: quello che serve, quello da buttare e quello che non è tuo. Per gli ingombranti a Torino si usano i centri di raccolta comunali o si prenota il ritiro a domicilio. Per la roba di altri manda le foto con una data: «la tengo fino al 30» funziona, «quando puoi» no.

La basculante si apre a fatica: la devo cambiare?

Quasi mai. Nove volte su dieci va regolata: molle da registrare, guide da ingrassare, cuscinetti da sostituire, per 80-150 euro. Una motorizzazione da 400-900 euro, per il solo affitto, non si ripaga.

Devo sistemare il box prima di pubblicare l'annuncio?

Solo luce, porta e aerazione. Non ridipingere, non rifare il pavimento e soprattutto non aspettare un intervento condominiale per un'infiltrazione: fra assemblea, preventivi e lavori passano anni, e nel frattempo il box costa senza rendere.

Quanto ci metto ad avere l'annuncio online?

Un pomeriggio di quattro ore per svuotare e sistemare, mezz'ora per foto, misure e prezzo. La parte lunga si fa una volta sola e non si ripete.

Continua a leggere

Il mio box si può affittare? La lista di controllo in dieci punti →Cinque interventi che alzano il canone del tuo box →Basculante manuale o motorizzata: conviene cambiarla? →Il box è umido o ha infiltrazioni: cosa fare prima di affittarlo →Le foto del box per l’annuncio: come farle bene in cinque minuti →Il posto auto come reddito: cosa aspettarsi il primo anno →

Le guide dei quartieri citati

Giulia & Stefano — fondatori di KIVO

Abbiamo costruito KIVO a Torino, dove viviamo e dove parcheggiamo ogni giorno. Per farlo abbiamo mappato oltre 11.000 stalli fra strisce blu, bianche e zone di sosta della città: queste guide nascono da quei dati e dagli stessi giri a vuoto che fai tu.

Scrivici: info@kivo-app.it · Cos’è KIVO

Tariffe e regole possono cambiare: fanno fede segnaletica, ordinanze del Comune di Torino e pagine ufficiali GTT. · ↑ Torna su

Trova parcheggio a Torino in 30 secondi

Scarica l’app