Durante il contratto: no, e la ragione è semplice
Il canone è un elemento del contratto, e un contratto non si modifica per volontà di una sola parte. Finché il rapporto è in corso, la cifra pattuita resta quella: mandare una comunicazione che annuncia un aumento non produce alcun effetto se l’altra parte non lo accetta.
L’unica eccezione è quella che ti sei costruito tu: se nel contratto è previsto un adeguamento, quello si applica perché è già parte dell’accordo. Tipicamente è l’aggiornamento annuale su base ISTAT, e va scritto all’inizio con il criterio esatto.
Questo è il motivo per cui questa pagina, per chi ha già un contratto in corso, è soprattutto una lezione per il prossimo.
La clausola da scrivere adesso, se stai per firmare
Sono due righe e valgono più di qualunque trattativa fatta dopo.
La prima riguarda l’adeguamento: indicare che il canone si aggiorna ogni anno secondo la variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo, specificando da quale mese si calcola. Senza il criterio scritto, l’aggiornamento non c’è.
La seconda riguarda la durata: un contratto lungo con canone fisso e senza adeguamento è il modo più efficace di rendere il tuo box meno redditizio ogni anno, senza fare nulla di sbagliato. Se preferisci non mettere l’adeguamento, allora conviene una durata più corta e una rinegoziazione alla scadenza.
Le due cose insieme, in pratica: o l’adeguamento, o la scadenza vicina. Un contratto che non ha né l’uno né l’altra è quello che fra cinque anni ti fa scoprire di affittare a metà del valore di mercato.

Alla scadenza: come si porta la cifra al valore giusto
La rinegoziazione è normale e non è un conflitto, se si fa con qualche mese di anticipo.
- Anticipa la conversazione. Parlarne due o tre mesi prima della scadenza lascia a entrambi il tempo di decidere. Farlo a due settimane dalla fine mette l’altra parte davanti a un ultimatum, e gli ultimatum si rifiutano.
- Porta un riferimento, non una richiesta. «Nella zona posti come questo stanno a questa cifra» è un argomento; «da gennaio sono venti euro in più» è una pretesa. I prezzi dei posti nella stessa zona sono pubblici e servono a questo.
- Metti sul tavolo cosa è cambiato. Se hai motorizzato la basculante, messo una serratura nuova, sistemato un’infiltrazione o aggiunto un’apertura da app, quello giustifica una cifra diversa in modo concreto.
- Preparati alla risposta scomoda. Chi affitta un box ha spesso pochi sostituti nella zona, ma tu hai un box vuoto se se ne va. Conviene sapere in anticipo quanto tempo ti servirebbe a riaffittarlo e a che cifra: è il numero che dice fino a dove tirare.
Il caso in cui il problema non esiste
Tutto quanto sopra riguarda l’affitto tradizionale, con un contratto lungo e una cifra fissata una volta.
Nell’affitto a ore o a fasce il problema dell’aumento semplicemente non si pone: il prezzo lo cambi quando vuoi, e vale dalla prenotazione successiva. Non serve una clausola, non serve una scadenza, non serve una conversazione.
È il motivo per cui molti host che partono con un mensile fisso finiscono per tenere anche una parte della disponibilità a ore: quella parte segue il mercato da sola, in alto e in basso, senza dover rinegoziare niente.
Su KIVO il prezzo del tuo posto si modifica in qualunque momento dalla scheda dell’annuncio, e le prenotazioni già confermate restano alla cifra con cui sono state fatte.
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Domande frequenti
Si può aumentare il canone del box durante il contratto?
No, salvo che il contratto lo preveda. Il canone è un elemento dell’accordo e non si modifica per volontà di una sola parte: una comunicazione unilaterale che annuncia un aumento non ha effetto se l’altra parte non lo accetta. L’eccezione è l’adeguamento, se era stato scritto.
Come si scrive la clausola di adeguamento?
Indicando che il canone si aggiorna ogni anno secondo la variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo, e specificando da quale mese si calcola. Senza il criterio scritto l’aggiornamento non si applica: la regola pratica è o l’adeguamento, o una durata breve con rinegoziazione alla scadenza.
Quando conviene proporre l’aumento alla scadenza?
Due o tre mesi prima, non a due settimane dalla fine: l’anticipo lascia a entrambi il tempo di decidere, la fretta trasforma la proposta in un ultimatum. Conviene portare un riferimento di mercato della zona invece di una richiesta secca, ed elencare i miglioramenti fatti al box.
Nell’affitto a ore si può cambiare il prezzo?
Sì, in qualunque momento, e vale dalla prenotazione successiva: le prenotazioni già confermate restano alla cifra con cui sono state fatte. È il motivo per cui molti host tengono una parte della disponibilità a ore, così quella parte segue il mercato senza rinegoziazioni.
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Fonti: Art. 1571 Codice Civile — Nozione di locazione
Giulia Grussu & Stefano Puggioni — fondatori di KIVO
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Tariffe e regole possono cambiare: fanno fede segnaletica, ordinanze del Comune di Torino e pagine ufficiali GTT. · ↑ Torna su